[MSN] Libano/Smentite le lesioni ai templi romani di Baalbeck]
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Sat Aug 19 15:08:00 CEST 2006
Libano/Smentite le lesioni ai temple romani di Baalbeck
Di Stefano de Polis
Baalbeck. "Neanche le colonne di Baalbeck sono state risparmiate" dai
bombardamenti israeliani, ha denunciato in prima pagina il quotidiano
libanese an Nahar, ma secondo la Direzione generale per le antichita' del
del Libano non e' vero: le spettacolari vestigial romane nella valle della
Bekaa, catalogate dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanita', "non hanno
subito Danni".
Il primo a lanciare l'allarme era stato Moshen Jamal, il sindaco della
cittadina, da anni roccaforte dei guerriglieri del movimento scitta
Hezbollah e teatro di ripetuti e violenti scontri e bombardamenti in
tutto l'arco dei 34 giorni dell'offensiva militare isrealiana in
Libano. Le bombe e I missili sganciati dai caccia israeliani sui
mercati vicini alle rovine dell'antica Heliopolis "hanno causato
lesioni ai capitelli di alcune colonne", ha affermato lunedi' scorso il
sindaco in un comunicato.
Nel centro di Baalbeck, a poche centinaia di metri dagli scavi, le
devastazioni sono impressionati. Oltre a diversi edifice rasi al suolo,
e' stato distrutto l'antico suk (mercato), che era restaurato di
recente con il concorso di finanziamenti internazionali. Due giorni fa
an Nahar ha pubblicato alcune foto in cui si vedono presunti Danni ad
alcuni monumenti del parco archeologico e sopratutto a due colonne
dello splendido tempio di Bacco, che sorge accanto a quello di Giove,
di cui rimangono erette sei colonne che nelle guide turistiche del
Libano vengono descritte come "le piu' grandi colonne romane al mondo",
poiche' sono alte 23 metri e hanno una circonferenza di due metri e 20.
Il vice sindaco Khaled Rifai pero' minimizza: "Dopo I bombardamenti
abbiamo notato una nuova lesione sulla torre mamelucca accanto al
tempio di Bacco", ha ditto indicando una frattura verticale lunga un
paio di metri sulle mura della torre. "Anche alcune vevetrate del museo
sono andate in frantumi, ma e' poca cosa", ha aggiunto.
Frederic Hussein, capo della Direzione delle antichita' ha pero'
affermato che le lesioni riscontrate in questi giorni "non sono
recenti" e ha precisato che sono in corso dei rilevamenti per un
rapporto dettagliato da presentare alla missione dell'Unesco
(l'organizzazione dell'Onu per la scienza, l'educazione, e la cultura)
"che dovra' arrivare nei prossimi giorni. L momento pero'- ha aggiunto-
possiamo dire che I Danni si limitano a vetri infranti di alcune teche
del museo".
Ali Aoud, da 44 anni guardiano degli scavi, e' pero del parere che "un
danno enorme e' stato fatto: la Guerra e' iniziata proprio mentre era
in corso la prima serata del festival" che ogni anno si svolge proprio
tra le rovine Baabek. L'allestimento davanti alle colonne del tempio di
Bacco di un grande palco e una platea di 5000 posti e' rimasto
tristamente inutilizzato. In cartellone erano previsti tra l'altro un
concerto dei Deep Purple, un balletto del Teatro di San Pietroburgo,
una rappresentazione della Lucia di Lammermoor.
"Si e' potuta portare in scena solo l'anteprima della commedia musicale
Sah el Nom, con la grande star libanese Feiruz. Una serata per gli
abitanti di Baalbeck. Poche ore dopo sono cominciate a cedere le bombe
e tutto e' stato cancellato", dice Ali mentre sorseggia del the seduto
su una sedia di plastica, accanto ad uno splendido sarcofago di epoca
fenicia all'ingresso del sito, I cui primi insediamenti risalgono al
terzo millenio avanti Cristo.
"La storia di Baalbeck e' lunghissima e maestoa", racconta volentieri Ali
ai pochi visitatori che incontra in questi giorni. " Dopo I fasti
dell'epoca fenicia e di Alessandro Magno la rinascita ci fu per volere di
Giulio Cesare che vi fece insediare una prima colonia che divenne presto
il piu' importante centro di tutta la Siria romana".
"Baalbeck- dice scuotendo la testa l'anziano guardiano- ha subito
invasioni, terremoti e bombardamenti. Ha sempre resistito. Il festival
invece, che una volta era il maggior evento culturale del Medio
Oriente, rischia di non risorgere piu' e questo sarebbe un danno
incalcolabile per il prestigio del Libano".
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