[MSN] [Fwd: Rutelli, le promesse americane]
Museum Security Network Mailinglist
msn-list at te.verweg.com
Mon Dec 4 15:55:06 CET 2006
Rutelli, le promesse americane
di Gina Di Meo
New York
America Oggi/ Oggi7
3 Dec 06
Francesco Rutelli rilancia la sua battaglia dagli Stati Uniti per
restituire all'Italia le opere d'arte trafugate. Si è trattato di una
visita di tre giorni che ha toccato Washington - dove ha incontrato anche
il Vice Presidente Cheney e Nancy Pelosi, la prossima speaker della Camera
- Boston ed è culminata a New York. E qui, all'Istituto Italiano di
Cultura, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali e Vice Presidente
del Consiglio ha presentato un filmato inedito che mostra i vessilli
imperiali rinvenuti sul Palatino. Rompendo un po' con gli schemi da
vecchio protocollo, Rutelli, dopo esser stato presentato dal Direttore
Claudio Angelini, ha preferito fare il suo intervento in inglese, e in un
buon inglese. «Si tratta di una scoperta eccezionale perché queste insegne
sono l'unica testimonianza della grandezza dell'Impero Romano.
Raffigurazioni simili di armi, stendardi, scettri, sono conosciuti
esclusivamente attraverso le monete, i rilievi, le pitture imperiali e
solo attraverso queste rappresentazioni la letteratura archeologica ha
potuto ricostruire forma e funzioni degli attuali ritrovamenti».
Il ritrovamento delle insegne imperiali è avvenuto nel corso della
campagna di scavo, tutt'ora in corso, condotta presso le pendici
nord-orientali del Palatino e diretta dalla professoressa Clementina
Panella dell'Università La Sapienza. I vessilli, tre lance, quattro
giavellotti, uno scettro, due sfere in vetro, una sfera in calcedonio,
erano custoditi in astucci di legno e avvolti nel lino e nella seta.
«Abbiamo deciso di mostrare in anteprima negli Stati Uniti questo filmato
perché sappiamo che gli americani amano l'Italia e il patrimonio artistico
italiano». E parlando di amicizia tra Italia e Stati Uniti non poteva non
aprirsi una parentesi sull'aspra querelle, che si è aperta tra il Getty
Museum di Los Angeles e Roma, in merito alla restituzione da parte del
museo in particolare di due opere: la Venere di Morgantina e l'Atleta
bronzeo di Lisippo. Rutelli è disponibile al dialogo ma è stato anche
perentorio. «Le opere trafugate illegalmente ed esposte al museo di Malibù
devono tornare in Italia, sia perché legalmente abbiamo tutte le ragioni e
la documentazione ce ne dà atto, ma anche perché un museo internazionale
importante e prestigioso come il Getty non può continuare ad esporre opere
che in tutta evidenza sono state sottratte all'Italia». Ed è proprio sul
piano morale che il vicepremier vuole far leva per far pressione
sull'istituzione americana. «Sul piano giudiziario possono anche vincere -
ha commentato - ma non su quello morale, quelle opere ci sono state
sottratte illegalmente».
Dopo l'Istituto Italiano di Cultura, Rutelli ha visitato il Metropolitan
Museum of Art dove ha incontrato il direttore Philippe de Montebello e
continuando a stupirci, questa volta con il responsabile del Met ha
parlato in francese. Con Rutelli anche la moglie Barbara Palombelli,
famosa giornalista, che ha seguito con discrezione i discorsi del marito.
Con il Metropolitan è stata raggiunta un'ampia intesa con la
sottoscrizione di un accordo che prevede sia la restituzione di alcune
opere d'arte, e diversamente l'esposizione di una didascalia davanti agli
oggetti italiani che ne indica la provenienza.
Il dibattito vero e proprio sul tema della politica culturale italiana si
è svolto nel tardo pomeriggio alla Casa Italiana Zerilli-Marimò ed è stato
condotto dal giornalista e docente di cinema alla Nyu Antonio Monda e dal
direttore della Casa Italiana, Stefano Albertini. Rutelli ha risposto alle
domande usando l'ironia e, a volte, aggirando certe questioni. Tuttavia la
risposta del pubblico è stata positiva. Soprattutto quando il vicepremier
ha fatto delle promesse e ha invitato l'audience a tirare le somme alla
fine della legislatura. In particolare si è ripromesso di far sì che
l'Italia diventi agli occhi di tutti la prima al mondo in termini di
cultura, opere d'arte, paesaggi. «Penso che ciò che ci rende unici - ha
detto - è proprio questo contesto culturale e tutti devono essere a
conoscenza delle nostre bellezze. Per far questo dobbiamo prima di tutto
sensibilizzare noi stessi, noi italiani dobbiamo essere consapevoli della
bellezza del nostro paese e dobbiamo salvaguardarla. Ovviamente occorrono
tante risorse, ed il governo si impegna a stanziare più fondi per la
cultura - ha detto ricordando come lo 0,3% del budget totale sia
sicuramente insufficente. ''Ma anche i privati, come succede negli Stati
Uniti, dovrebbero investire nella cultura e lo stato deve agevolare. Essa
rappresenta una notevole fonte di ricchezza per l'Italia».
Un impegno titanico, perché l'Italia non ha ancora le carte in regola e
tante sono state in passato le promesse a vuoto. Comunque Rutelli ha
rilanciato: ''Ci rivediamo tra cinque anni''. E noi lo aspettiamo.
Apprezziamo, tuttavia, che il ministro abbia ammesso che la prossima
finanziaria è inadeguata agli investimenti necessari sulla cultura, ma c'è
il suo impegno ad aumentare il budget dal prssimo anno. Sollecitato da
Stefano Albertini, che gli ha chiesto se in questa politica di
salvaguardia del patrimonio culturale si sarà anche spazio per l'arte
contemporanea, Rutelli ha risposto: «Assolutamente. L'arte contemporanea è
un segno che contraddistingue una nazione e vogliamo dare spazio ai
giovani artisti, ma anche all'industria, soprattutto quella creativa, e
non mi riferisco solo alla moda. Noi italiani, ad esempio, siamo leader
mondiali nell'illuminazione, non abbiamo concorrenti e abbiamo le carte in
regola per far sì che anche altri settori tecnologici si sviluppino
ulteriormente».
Rutelli ha risposto, invece, prima con una battuta e poi seriamente alla
domanda di Antonio Monda che gli chiedeva fino a che punto l'Italia può
spingersi per la restituzione delle opere d'arte trafugate. «Ovviamente
non avanzo alcuna pretesa con Napoleone! Scherzi a parte, in Italia c'è
una legge precisa che risale al 1939 per il recupero delle opere d'arte
trafugate e tutti i Paesi devono rispettare questa legge. Apprezziamo
molto il gesto di Boston che ha restituito alcuni capolavori in suo
possesso prima ancora di firmare qualsiasi accordo, così come apprezziamo
anche ciò che ha fatto il Metropolitan e noi premieremo la correttezza di
queste due istituzioni. Certo vorremmo spingerci anche oltre, con i
collezionisti privati, ma con loro dobbiamo affidarci alla sensibilità
personale».
Buona anche, ma non sappiamo se effettivamente alla fine dia frutti, la
strategia della pressione morale messa in atto da Rutelli per recuperare
le opere in possesso del Getty ed anche la sua audacia nell'affermare che:
«I tempi sono cambiati, era luogo comune pensare che l'Italia non fosse in
grado di salvaguardare la sua eredità culturale, non è più così. I musei
stranieri devono capire che non possono mostrare al pubblico opere d'arte
che ci sono state sottratte illegalmente, su questo non transigiamo.
Ribadisco lo stesso concetto per le due statue custodite al Getty, devono
tornare in Italia, in un modo o nell'altro. Tra l'altro, proprio per
scoraggiare il traffico illegale di opere d'arte abbiamo da poco
sottoscritto un accordo con la Svizzera per rendere più difficile ai
trafficanti di passare attraverso il territorio elvetico».
Due domande impegnative anche da parte del pubblico, una sulla tassazione
che colpisce chi compra all'estero opere d'arte italiane e poi le riporta
in Italia, e che è pari al 20%, e l'altra sul triste dato che ormai
l'Italia non è più la patria dei cantanti lirici e i teatri sono quasi
tutti al collasso. Sul primo argomento Rutelli ha promesso di impegnarsi
ad abolire quella che anche lui ritiene una tassa ingiusta. Sull'argomento
opera ha risposto glissando, forse troppo, su un rischio che poi alla fine
è tristemente una certezza. Rutelli ha detto che: «Noi italiani siamo
orgogliosi che ci siano tanti cantanti stranieri che imparano la nostra
lingua per cantare le opere liriche. Per ora ci accontentiamo di questo».
Suggeriamo, invece, di non accontentarsi perché anche il teatro come i
musei o i monumenti fa parte del patrimonio artistico italiano, e visto
che in Italia ogni allestimento ''arranca'' e i direttori sono
continuamente con l'acqua alla gola, rimbocchiamoci le mani invece di
adagiarci sugli allori ed essere fieri che all'estero il teatro ''parli''
italiano, mentre a casa nostra è in via di estinzione. A fine dibattito,
la baronessa Zerilli-Marimò ed i membri del board della Casa Italiana, tra
i quali abbiamo riconosciuto il giudice Massaro e l'ex congressman
Guarini, hanno conferito al ministro una medaglia ricordo.
La giornata di Rutelli si è conclusa al Rockfeller Plaza, negli uffici
Enit (Ente nazionale turismo italiano) dove si è svolto il ricevimento
offerto ad autorità ed operatori turistici in occasione della tradizionale
cerimonia di accensione dell'albero di Natale.
Alla fine, tra la folla, siamo riusciti ad avvicinarlo e fargli una
domanda/provocazione.
Onorevole una volta completato il recupero delle opere d'arte italiane,
dove finiranno? Sappiamo che in Italia molti capolavori sono negli
scantinati dei musei, non si corre lo stesso rischio?
«No, le opere saranno distribuite con certi criteri e aggiungo che io
stesso, quando ero sindaco di Roma, ho aperto una trentina di musei».
Ministro, non vediamo l'ora di poterla rivedere fra cinque anni.
More information about the MSN-list
mailing list