[MSN] Un codice a barre per le opere d'arte: un ‘marchio’ inconfondibile nel caso di furti e falsi

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Thu Dec 7 09:26:00 CET 2006


Un codice a barre per le opere d'arte: un `marchio´ inconfondibile 
nel caso di furti e falsi

 Prof. Pietro Lucio Cosentino  
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La Terra dallo Spazio: Etna, ci risiamoROMA - Si ricava dall'impronta 
'sonica' prodotta dal manufatto dietro sollecitazioni meccaniche ed è 
stata già rilevata su alcune opere siciliane, quali l' Efebo di Mozia 
e il Cratere dei Niobidi nel Museo Archeologico di Agrigento. Il 
sistema, messo punto dal Gruppo nazionale di Geofisica della Terra 
Solida del Consiglio nazionale delle ricerche, consente di dare un 
'marchio' inconfondibile nel caso di furti e falsi

Furti e traffico internazionale di opere d'arte, produzione di falsi 
e cloni non autorizzati rappresentano un grande rischio per il nostro 
patrimonio culturale. Come tutelarlo in maniera efficace? La 
soluzione arriva dal 'codice a barre' dei beni artistici ricavato dal 
rilievo dell'impronta 'sonica' di ciascun manufatto, un 'marchio' che 
identifica l'oggetto come le impronte digitali per l'uomo. 

"Il principio è quello di far risuonare gli oggetti con opportune 
sollecitazioni meccaniche, come ad esempio con un martelletto 
gommato, valutando tutte le frequenze delle vibrazioni che si 
producono nell'opera", spiega il prof. Pietro L. Cosentino, del 
Gruppo nazionale di Geofisica della Terra Solida del Consiglio 
nazionale delle ricerche e ordinario di Geofisica all'Università di 
Palermo. "Lo spettro di queste frequenze può essere rappresentato in 
un grafico del tutto simile al codice a barre che contrassegna i 
prodotti al supermercato. Questa impronta identificativa può essere 
rilevata, senza alcuna invasività sull'opera, in materiali lapidei, 
metallici, lignei e ceramici". 

Il sistema di rilevamento, ricavato dall'applicazione di una tecnica 
della microgeofisica ad alta risoluzione, in particolare della 
tomografia sonica, è stato recentemente presentato dal prof. 
Cosentino in un convegno, e già sperimentato, in collaborazione con 
il Centro di Restauro della Regione Sicilia, su opere notevoli 
conservate nel territorio, come la Venere 'anadiomene' del Museo P. 
Orsi di Siracusa, l'Efebo di Mozia, il Cratere dei Niobidi del V sec. 
a.C. nel Museo Archeologico di Agrigento, la Statua di San Michele 
Arcangelo di Antonello Gagini nel Museo Abatellis di Palermo, piatti 
ceramici e altri capolavori, che oggi grazie al loro 'marchio' sono 
inequivocabilmente distinguibili da qualunque copia o contraffazione.

"L'impronta sonica potrebbe costituire l'elemento fondamentale per 
arricchire i dati delle schede tecniche in possesso delle istituzioni 
preposte alla tutela e alla conservazione dei beni culturali. La 
diversità di impronta di due vasi apparentemente uguali", continua 
Cosentino, "dipende non solo dalla forma e dal materiale costitutivo 
dell'oggetto, ma anche da tutti i 'difetti' sempre presenti 
nell'opera realizzata a mano. Tali caratteristiche determinano modi 
diversi di vibrare per ogni manufatto. Quando l'oggetto si degrada, 
l'impronta può variare: lentamente se il degrado è nella norma, 
velocemente se il deperimento è più grave e repentino, a causa di 
lesioni, rotture, imbibizioni. Pertanto sarebbe opportuno controllare 
periodicamente, ogni due - tre anni, eventuali piccole variazioni".

Lo strumento per il rilievo, poco costoso, è sostanzialmente simile a 
un sismografo multicanale munito di una serie di sensori che 
catturano le vibrazioni in vari punti del manufatto. 

"Il metodo, in via di brevettazione", conclude Cosentino "può essere 
utilizzato anche all'interno delle strutture museali e permette di 
ottenere un'impronta sonica in poche ore di lavoro; inoltre può 
essere utilizzato come tecnica di monitoraggio per il controllo delle 
proprietà fisiche delle opere d'arte, quali eventuali lesioni, 
fratture e decoesioni interne". 

Pubblicato il 06/12/2006 12.26.30


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