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Arte Senza Giustizia
Le Statue della Discordia
Di Chiara Zamin
26 novembre 2006
New York
E' di questi giorni la decisione del Getty Museum di Los Angeles di
non restituire all'Italia l'Afrodite e il Giovane Vittorioso, le due
preziose statue inserite nell'elenco delle opera trafugate e finite a
Malibu.
In una lunga lettera scritta al Ministro dei Beni Culturali Francesco
Rutelli, il direttore del museo califirniano Michael Brand conferma la
decisione di rispedire in Italia soltanto 26 pezzi, di cui e' stato
accertato l'incauto acquisto, ma non cede sulla Venere di Morgantina a
l'atleta di bronzo attribuito a Lisippo, visto che, come sostiene
Brand, "sono opera trovate in acque internazionali" e quindi non
italiane.
Una lettera quella del Getty che ha infiammato gli animi di tutti
coloro che al Ministro, tra archeology, studiosi e investigatori
stanno portando a galla verita' nascoste.
La decisione del Getty arriva infatti dopo un anno di trattative con
l'Italia che rivendica la proprieta' dib en 52 opere, attualmente
conservate presso la collezione Americana ma che secondo l"Italia sono
frutto di scavi illegali.
Della rottura dei rapporti tra le due istitutzioni e' stato scritto
molto nei giorni scorsi sia da parte della stampa italiana che da
quella americana. Al "New York Times", Michael Brand ha sottolineato
il suo impegno a "preservare e tutelare la collezione del Getty
Museum, e di attenersi alle leggi della California".
Ci si chiede a questo punto chi ha torto e chi ha ragione e, nel
nostro tentative di capirne di piu', abbiamo raccolto le testimonianze
di chi, in tutta questo intreccio sta dandoun importante contributo
alla giustizia.
Traffici illegali, speculazioni, tombaroli, falsi d'arte, dietro
queste parole si cela il mercato illecito delle opera d'arte che da
anni I carabinieri italiani controllano attraverso la loro attivita'
investigative.
Indagini che hanno condotto alla cattura di Giacomo Medici, condannato
a dieci anni di reclusione e che attualmente vede sul tavolo degli
imputati Marion true e Robert Hecht. Lei, ex curatrice del Getty
Museum, accusata di aver mentito in molte operazioni di acquisto del
museo, lui, una sorta di "dragone" nel commercio di opera d'arte,
incriminato per aver venduto pezzi di provenienza illecita a diversi
musei americani tra cui appunto quello di Los Angeles.
"Sono dei criminali" ci riferisce Stefano Alessandrini, consulente di
parte civile per "Italia Nostra" al processo romano di Hecht e True.
"Il bronzo di Lisippo" afferma Alessandrini, "e' stato trovato nel
1964 da un pescatore di Fano, un tale Romeo Pirani". Il quale l'ha
venduto ad un intermediario per una cifra irrisoria: 3 milioni e 500
mila vecchie lire. Dal pescatore, la statua di bronzo e' passata nelle
mani di due imprenditori di Gubbio, I quail l'hanno venduta a loro
volta ad un antiquario di Milano. Da Milano la statua e' arrivata a
Monaco alla societa' Artemis il cui "dealer" David Carrit l'ha venduta
al Getty.
Secondo Alessandrini il museo di Los Angeles era a conoscenza
dell'illecita provenienza della statua in bronzo che fra l'altro, in
tutti questi spostamenti, non era mai stata dichiarata alle autorita'
italiane. Alessandrini aggiunge: "Ho una copia di una intervista del
1979 realizzata dalla Abc all'ex direttore del metropolitan. Owen in
cui dichiarava di aver rinunciato all'acquisto del Lisippo perche' di
provenienza incerta. Nonostante altri musei avessero evitato di
comprarlo, il Getty accetto' ugualmente e pago' per aver il Lisippo".
La tesi che il Getty Museum sapesse tutto viene pero' smentita dallo
stesso direttore Michael Brand che nella lettera rivolta al Ministro
Rutelli dichiara: "we reject any suggestion that the Getty had
knowledge when it acquired the objects to be transferred that they had
been illegally excavated from Italy".
Abbiamo chiesto a Charles Sabba, un poliziotto del New Jersey, esperto
nel commercio illegale di pezzi archeologici e che gia' cinque anni fa
denuncio' nel nostro giornale l'attivita' illecita di alcuni musei
americani, perche' mai il Getty volesse a tutti I costi comprare opera
d'arte pur non essendo certo della provenienza.
"Perche' disponeva di molto denaro e aveva la necessita' di riempire
le sale del museo, doveva fare business. Non vuole riconsegnare il
Lisippo e la Venere perche' sta cercando di salvare il salvabile,
attaccandosi al pretesto fasullo che le due opera siano state trovate
in acque internazionali". Sabba, a cui sta a cuore il problema ormai
da anni, ha scritto una lettera al presidente dell'Italian American
Police Society del New Jersey per chiedere la loro disponibilita' a
sostenere I carabinieri, attraverso una condanna ufficiale al Getty
Museum e alle loro azioni criminali.
"Ma quali acque internazionali" mi ripete Alessandrini. "Il pescatore
che ha recuperate il bronzo e' un mio conoscente, anche io sono di
Fano e conosco tutti coloro che hanno visto la statua. Il bronzo e'
stato pervenuto in acque italiane.se il Getty riconsegnasse tutto
quello che spetta all'Italia dovrebbe chiudere".
Di scandali, luci e ombre nel mercato dell'arte scrive anche il
giornalista Peter Watson che insieme a Cecilia Todescini ha pubblicato
recentementeil libro, "The Medici Conspiracy" (Public Affairs, 2006).
Dopo un attento lavoro di ricerca tra documenti, archive e la
collaborazione con gli arceologi italiani e le unita' investigative,
Watson smaschera tutta una serie di fatti illeciti, scrivendo nome e
cognomen di coloro che diventarono miliardari manipolando il mercato
dell'arte.
Il libro-inchiesta inizia sottolinenando come gli italiani si stiano
rendendo conto della gravita' di questi fatti e inizino a rivendicare
cio' che li spetta. Watson parla della civilta' degli Etruschi e di
come le loro tombe vennero deturpate da quell ache lui chiama "la
cordata" un gruppo di criminali tra cui figurano Hecht, Medici, Symes
e altri. Di come tutto questo sia emerso grazie al meticoloso lavoro
degli archeology a cui fu dato l'accesso agli archive di Giacomo
Medici, Le loro ricerche hanno permesso di risalire ai vasi e ai vari
oggetti che erano stati rubati dai cosidetti tombaroli.
Il libro di Watson e' stato presentato proprio nei giorni scorsi a New
York dal SAFE (Saving Antiquities For Everyone), una organizzazione
noprofit americana nata alcuni anni fa e sensibile al problema del
commercio illegale di opera dell'antichita'.
La visita prevista questa settimana a New York del Ministro Rutelli
sara' senz' altro l'occasione per recuperare il dialogo con le varie
istituzioni museali americane, anche se il Ministro fa capire,
attraverso le sue ultime dichiarazioni che non c'e' piu' spazio per
astuzie o giri di parole. <<La situazione e' cambiata, oggi non e'
piu' accettabile che un grande museo esponga opera evidentemente
rubate. Le restituzioni che chiediamo al Getty Museum sono solo una
parte del problema. Ci sono alter opera che non fanno parte di quelle
52 di cui noi gia' chiediamo il ritorno e che potrebbero avere una
provenienza non regolare e sulla quail ci riserviamo una
valutazione>>. A questo punto, c'e' stata una nuova contro-replica di
Michael Brand, direttore del Getty: <<Disponibili per un'immediata
riapertura dei colloqui col ministero. In quanto all'Atleta di Fano,
l'emozione non puo' avere la meglio rispetto alle prove sostanziali
che confermano l'appartenenza della statua al Getty, compreso il fatto
che questa statua fu trovata in acque internazionali nel 1964>>.
Cerchiamo di contattare l'ufficio stampa del Getty, risponde la
segreteria telefonica che dice "l'ufficio e' chiuso per la solennita'
del Thanksgiving". Buon tacchino.
America Oggi/ Oggi7, New York
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