[MSN] Italy. Opere d'arte, calati i furti negli ultimi anni

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Mon Jul 9 08:53:57 CEST 2007


Opere d'arte, calati i furti negli ultimi anni
domenica, 08 luglio 2007

Scena carnevalesca, 1765, Giandomenico Tiepolo. dett.L’Italia, secondo l’Unesco, è il paese in cui il traffico illegale di opere d’arte produce un giro d’affari superiore ai 110 milioni di euro l’anno. In base alle statistiche del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) dei Carabinieri, da qualche anno, la tendenza al furto di opere è in calo.
di Carlotta Degl’Innocenti

L’anno 2006 rispetto al 2001, ha registrato una diminuzione dei furti denunciati di circa il 50 % passando da 2.090 a 1.214. In calo anche il numero di oggetti trafugati che è passato dai 30.012 ai 12.362. Tra le opere che sono sotto il mirino di questi atti “vandalici” troviamo al primo posto i reperti archeologici con il 35%, al secondo posto oggetti di antiquariato con il 20%, al terzo i quadri con il 15 %, ai quali seguono icone ed oggetti ecclesiastici al 13%, numismatica al 7 % e all’ultimo posto le sculture e altre tipologie di oggetti al 5%.

Un altro dato positivo che emerge dall’ultima statistica emessa dal Nucleo Tutela Patrimonio constata una diminuzione dei furti compiuti a danno dei musei. Le regioni da sempre più colpite sono Piemonte, Lazio, Lombardia, Campania e Toscana, mentre l’ultimo posto per il minore numero di furti spetta alla Valle d’Aosta. Di recente vi è stato un incremento in Sicilia. Alcuni spiegano questo fenomeno per la vicinanza con le frontiere del nord. La Francia con i mercatini è nota per il basso antiquariato mentre l’Inghilterra sarebbe più indirizzata al mercato di “alto antiquariato".

I ritrovamenti da parte dei corpo specializzato dei Carabinieri è in aumento, ai primi di luglio, a Genova, è stato ritrovato un prezioso dipinto di Giorgio De Chirico, "Piazza d'Italia", tra dipinti, sculture, strumenti scientifici ma anche una mezza armatura rubata nel 1987 dal museo navale di Pegli, una scultura "Cristo Deposto" e una coppia di angeli in legno dorato, rubate negli anni '50 dalla Cattedrale di San Lorenzo a Genova. In trent’anni in Italia sono sparite oltre 850 mila opere. Tombaroli, ricettatori o più “semplicemente” gruppi criminali che trafficano illegalmente opere d’arte la cui attività viene definita una vera e propria Archeomafia, hanno creato un’incredibile ragnatela del mercato sommerso, colpendo senza fare distinzione, case private, dimore storiche, enti pubblici o privati, chiese, parchi, musei e siti archeologici.

La maggior parte delle sottrazioni sono eseguite su commissione ed illustri istituzioni statali e musei esteri detengono opere d’arte presenti nella lista nera degli oggetti trafugati o rubati. Il caso eclatante della scorsa estate 2006 che ha visto protagonista il Getty Museum finì sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo. L’affare al limite del crisi diplomatica ha visto il Ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, rivestire i panni di Antonio Canova e sfoderare la spada della giustizia per rivendicare, senza indugi, un certo numero di opere (all’incirca 52) di dubbia provenienza, tra le quali alcune sono state trafugate dall'Italia da un trafficante ora agli arresti. ImageQueste opere in possesso del Getty Museum hanno un valore complessivo di circa 48 milioni di dollari: dalla Venere di Morgantina, risalente al periodo tra il 425 e il 400 a.C, all’Atleta di Fano attribuito a Lisippo. Ma non solo: la precedente curatrice del Getty, Marion True, è

accusata di aver acquistato illegalmente opere provenienti dal suolo italiano: la Venere di Morgantina fu acquistata per 18 milioni di dollari nel 1988 da Robin Symes, che l’aveva acquistata da Renzo Canavesi, un siciliano che vive in Svizzera e che aveva dichiarato di possederla dal 1939.

Al fine di mettere un freno a questo fenomeno il Governo Italiano e le Forze di Polizia hanno adottato maggiori misure preventive e repressive ed hanno avviato una più stretta collaborazione internazionale sia con le magistrature, le ambasciate che con gli istituti culturali esteri. La Banca Dati dell'Arma dei Carabinieri creata nel 1980 è il più grande archivio al mondo per le opere d’arte rubate ed ha oltre 2,6 milioni di oggetti catalogati, collegati ai delitti commessi. La banca dati è gestita dalla Sezione elaborazione dati del comando carabinieri Tutela patrimonio culturale a Trastervere a Roma ed è consultabile in parte online, permettendo a qualsiasi cittadino di fare ricerche su un determinato oggetto.

Una sostanziale svolta nell’impegno delle Istituzioni si è verificata alla fine del 2006, quando la Camera ha approvato una mozione in cui il Governo s’impegnava a “chiarire il quadro normativo sul destino delle opere d'arte trafugate, attraverso la sottoscrizione di accordi internazionali bilaterali e l'introduzione del principio di reciprocità, sollecitando un chiaro pronunciamento dell'Unione Europea sia nei confronti dei rapporti tra gli Stati membri che verso Paesi extraeuropei; a consentire che l'archivio storico-diplomatico del Ministero degli affari esteri che contiene un elenco dei beni frutto di ?bottini di guerra’ sia scoperto dal segreto di Stato ed infine a ricostruire e rendere noto l'elenco delle opere d'arte italiane trafugate presenti nei musei del mondo, iniziando da quelli europei, anche attraverso la promozione di una grande mostra espositiva a fini informativi delle copie di dette opere, tesa a sollecitare le autorità preposte a chiederne la r

estituzione.” Alla fine di marzo invece, il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha varato un disegno di legge che aumenta le pene detentive e pecuniarie per chi ruba arte e per i traffici illeciti.

Un altro passo fondamentale per controllare il traffico illegale delle opere è l’accordo che è stato stipulato nel 2006 tra Italia e Svizzera. Questo, secondo i dati ufficiali, avrebbe fatto ridurre il numero dei furti nel primo semestre del 2007. 

La depredazione di opere d'arte è una costante anche in periodo di guerre sin dai tempi dell’antichità: dal ritorno trionfale degli Imperatori con i bottini di guerra, alle incursioni napoleoniche fino alla seconda guerra mondiale. Tanto che in epoca contemporanea sono state approvate alcune Convenzioni Internazionali sul tema della restituzione di beni culturali, per la maggior parte non ratificate dagli Stati compromessi nel traffico delle opere d’arte. La recente convenzione Unidroit, firmata nel 1995 a Roma, è la prima che ha previsto anche per i privati il diritto di ottenere la restituzione delle opere d’arte trafugate e che protegge anche la buona fede del possessore al quale riserva un indennizzo da versare al legittimo proprietario che recupera l’opera. La prescrizione è di tre anni dal momento in cui il richiedente ha rintracciato il bene depredato ed ha un termine assoluto di 50 anni adottato per lo più dagli Stati.

Il sogno del collezionista di trovare sulle bancarelle di un mercatino delle pulci il “capolavoro” sembra lentamente allontanarsi: una tela di Giandomenico Tiepolo, del valore di un milione di euro, è stata acquistata, questa primavera 2007, in un mercatino del nord per 15 mila euro. La "Scena carnevalesca" del 1765 era stata rubata sei mesi fa ad un collezionista di Roma e rivenduta da un organizzazione di traffico di opere d'arte. Quando si pensa al mercato di Porta Portese, a Roma, un tempo rinomato per la vendita sottobanco dei tombaroli e regno dei falsari, ci domandiamo quanti hanno saputo realizzare ottimi affari a scapito dei veri proprietari e delle tombe trafugate per mania di grandezza e per la vanità di possessedere un pezzo unico.

Carlotta Degl'Innocenti

http://www.fondazioneitaliani.it




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