[MSN] {Spam?} Proteggere i beni culturali anche su internet

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Sun Feb 3 10:18:24 CET 2008


Proteggere i beni culturali anche su internet
Un archeologo egiziano mostra la statua del dio dei cimiteri, Petah Sakar.
Un tesoro da proteggere
http://www.swissinfo.ch/ita/primo_piano/detail/Proteggere_i_beni_culturali_a
nche_su_internet.html?siteSect=108&sid=8654790&cKey=1201072114000&ty=st


Didascalia: Un archeologo egiziano mostra la statua del dio dei cimiteri,
Petah Sakar. Un tesoro da proteggere (Keystone)
 
Per lottare contro il furto e il traffico illecito dei beni culturali, la
Svizzera moltiplica gli accordi bilaterali. L'ultimo è stato firmato proprio
di recente con l'Egitto.
Ma il problema si intensifica con le aste su internet. Lo scorso mese di
dicembre, le autorità svizzere sono riuscite a bloccare la vendita in rete
di un bene culturale iracheno protetto.
Secondo un elenco allestito dal Consiglio internazionale dei musei (ICOM),
le tavole con la scrittura cuneiforme figurano chiaramente sulla lista rossa
delle antichità irachene in pericolo. Eppure una di queste preziose
testimonianze, risalente a 2000 anni avanti Gesù Cristo, è stata messa
all'asta su internet in Svizzera, alla fine del mese di dicembre dell'anno
scorso.
La vendita di questa rarità ha potuto essere bloccata grazie all'inedita
collaborazione tra le autorità federali, la polizia zurighese e la
piattaforma delle vendite in rete "e-Bay".
L'operazione è stata comunque resa possibile grazie alla segnalazione di uno
specialista dei beni culturali iracheni. L'esperto aveva messo in allerta
l'ufficio tedesco degli affari criminali poiché, in base alle sue
informazioni, la tavola proveniva probabilmente da scavi clandestini.
In seguito alla guerra, a livello internazionale - Svizzera compresa - è
vietato il commercio dei beni culturali iracheni esportati dal 1990. Se
l'Iraq è l'unico paese a sottostare ad una specifica ordinanza, Berna
promuove attivamente una politica contro il traffico illegale di beni
culturali.
 
Un mercato notevole 

Dal 2005, infatti, una legge permette alla Svizzera di firmare degli accordi
bilaterali con i paesi il cui patrimonio culturale è minacciato. In
occasione del suo viaggio in Egitto, il consigliere federale Pascal
Couchepin – ministro della cultura e presidente della Confederazione – ha
raggiunto un accordo con il suo omologo egiziano Farouk Hosni. La firma è
prevista alla fine del mese di aprile.
Accordi simili, volti cioè a regolamentare l'importazione e la restituzione
dei beni culturali, sono già stati firmati con l'Italia, il Perù e la
Grecia. Sono in corso trattative con Messico, Turchia e Algeria. Ovvero
paesi di cui il ricco patrimonio è al centro di scavi sconsiderati e
traffici illeciti.
Considerato che la Svizzera - dove gli scambi raggiungono circa 1,5 miliardi
di franchi - è uno dei cinque più grandi mercati mondiali dell'arte, i paesi
citati hanno tutto l'interesse a raggiungere un accordo con il nostro.
"In un primo tempo – spiega Yves Fischer, responsabile del servizio
Trasferimento dei beni culturali presso l'Ufficio federale della cultura –
questi accordi riguardano esclusivamente i reperti archeologici. I principi
guida sono gli stessi per tutti, con qualche aggiustamento".

 
Offerte poco chiare su internet 

Riconoscendo che "la probabilità di imbattersi in un bene culturale svizzero
esportato illegalmente in Perù o in Grecia è di gran lunga inferiore al caso
opposto", Fischer assicura che la Svizzera trae vantaggio da questa logica
bilaterale.
"Questi accordi – puntualizza il funzionario – corroborano la sicurezza
giuridica degli attori del mercato dell'arte in Svizzera. Evitano che la
Svizzera sia, come è successo in passato, additata come una piattaforma del
commercio illegale. Questi accordi creano le basi per un giro di vite: i
commercianti sanno con quali paesi occorre essere particolarmente vigili".
Nell'era delle vendite su internet, il commercio illecito ha tuttavia le
mani abbastanza libere. Preoccupati da questo scenario, l'Unesco, l'Interpol
e il Consiglio internazionale dei musei hanno stilato un catalogo di misure
per lottare contro il fenomeno della dispersione illegale, la cui ampiezza è
in espansione.
In Svizzera il caso della tavola irachena ha mostrato che è possibile
intervenire. È tuttavia stata determinante la segnalazione di un internauta
in Germania, specializzato in questo tipo di reperti antichi.
"Abbiamo degli elementi che ci permettono di affermare che su internet ci
sono delle offerte dubbiose. Questa constatazione ci ha spinto ad avviare
una collaborazione con "e-Bay" e "Ricardo.ch". In Svizzera – aggiunge Yves
Fischer – stiamo definendo delle misure che prevedono di limitare, e persino
di vietare, la vendita di reperti archeologici sulle piattaforme virtuali".
 
Una cooperazione indispensabile 

Del resto "e-Bay" e "Ricardo.ch", due siti di vendita sul web, sono pronti a
collaborare con le autorità. Stanno pertanto valutando come vietare la
vendita di reperti archeologici.
"Il nostro portale "e-Bay" – spiega la portavoce per la Svizzera Sabine
Schneider – parte dal principio che tutto quanto è legalmente vendibile,
deve poter essere venduto sul nostro sito".
Ammette tuttavia che la piattaforma non dispone né di specialisti in grado
di identificare offerte potenzialmente illecite, né di mezzi per controllare
la validità dei certificati che attestano la legalità dei pezzi venduti.
Ragion per cui "e-Bay" gli altri portali s affidano allo Stato.
Secondo Yves Fischer non è nel loro interesse – in termini di immagine –
assistere all'intervento dello Stato in caso di sospetti di illegalità negli
scambi commerciali che avvengono sui rispettivi portali. Il funzionario
raccomanda, come l'ICOM, una chiara divisione delle responsabilità.
"Possiamo contare sui periti cantonali nel campo dell'archeologia. Spetta a
loro il compito di reagire. Anche queste piattaforme sono comunque tenute ad
agire rapidamente in caso di sospetti, affinché si possa avviare un'azione
penale nel caso in cui fosse necessario".

swissinfo, Carole Wälti
(traduzione e adattamento dal francese Françoise Gehring)
I dati sono caricati
 
 
LISTE ROSSE 

Il Consiglio internazionale dei musei (ICOM) ha stabilità delle liste rosse
nelle quali figurano i beni culturali più colpiti dal saccheggio e dal
furto.
Questi oggetti sono protetti dalle leggi dei rispettivi paesi. È vietata la
loro esportazione e non possono essere in alcun caso proposti per la
vendita.
La liste rosse costituiscono un appello ai musei, alle case d'aste, ai
mercanti d'arte e ai collezionisti per incitarli a prendere tutte le dovute
garanzie prima di acquistare oggetti provenienti dai paesi in cui sono
protetti. Le liste vogliono inoltre essere d'aiuto ai servizi doganali e
alla polizia, che possono così identificare i beni.
L'ICOM ha allestito quattro liste rosse che interessano Africa, America
Latina, Iraq e Afghanistan. L'Interpol dispone di una lista in cui figurano
i beni trafugati.
 
CONTESTO 

In Svizzera il dibattito sul traffico illecito delle opere d'arte è stato
rilanciato negli anni Novanta, in piena tormenta degli averi ebraici in
giacenza.A causa delle lacune nella propria legislazione in materia di
regolamentazione del commercio dei beni culturali, la Svizzera ha costituito
per anni un caso a parte.
Nel mese di ottobre del 2003 ha ratificato la Convenzione UNESCO del 1970,
concernente le misure da adottare per vietare e impedire l'illecita
importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali.
Nel 2005 è entrata in vigore la legge federale sul trasferimento dei beni
culturali, che mira a contrastare il traffico illegale. La legge pone fine
al commercio anonimo.
Mercanti d'arte e case d'aste devono dichiarare con chi commerciano e hanno
l'obbligo di tenere un registro che permetta di risalire esattamente
all'origine del bene culturale e al suo percorso.
Il proprietario di un bene culturale rubato può esigere la restituzione per
un periodo di 30 anni contro i 5 anni previsti dalla legislazione
precedente. 
 
SITI CORRELATI
 

    * Beni culturali in vendita su internet, misure elementari (in francese)
(http://portal.unesco.org/culture/fr/files/21559/11836449659MesuresTraficIll
icite.pdf/MesuresTraficIllicite.pdf)
    * La lista rossa del Consiglio internazionale dei musei (in francese)
(http://icom.museum/redlist/)
    * Traffico d'arte su Interpol (in francese)
(http://www.interpol.int/Public/WorkOfArt/DefaultFr.asp)
    * Trasferimento internazionale dei beni culturali
(http://www.nb.admin.ch/bak/themen/kulturguetertransfer/index.html?lang=it)
    * Legge federale sul trasferimento dei beni culturali
(http://www.admin.ch/ch/i/ff/2003/3874.pdf)
    * Convenzione dell'UNESCO (in francese)
(http://www.unesco.org/culture/laws/1970/html_fr/page1.shtml)


URL di questo articolo:
http://www.swissinfo.ch/ita/swissinfo.html?siteSect=105&sid=8654790



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